giovedì 30 aprile 2026

UNO SGUARDO PSICOLOGICO ALLE GIORNATE MONDIALI DI APRILE parte 2/2

Oggi, 30 aprile, si celebra la Giornata Mondiale del Jazz, istituita dalla Conferenza Generale dell’UNESCO nel 2011.

Benessere a ritmo di… Jazz!
La musica jazz esercita un’influenza psicologica profonda perché combina complessità, improvvisazione e ritmo in un modo che coinvolge il cervello su più livelli. Le ricerche mostrano che il jazz può ridurre lo stress, stimolare la creatività e attivare reti cerebrali legate alla spontaneità e alla regolazione emotiva. Alcuni studi evidenziano che il jazz a tempo lento può attivare il sistema parasimpatico, favorendo rilassamento e riduzione dello stress, mentre l’improvvisazione jazzistica è associata a una diminuzione del controllo esecutivo e a un aumento dei processi creativi spontanei, un fenomeno noto come ipofrontalità.

Il jazz come esperienza emotiva e corporea
Il jazz non è solo musica: è un linguaggio emotivo. La sua struttura fatta di tensione e rilascio, swing e sincopi, crea un dialogo continuo tra musicista e ascoltatore. Questo dialogo attiva:

risposte corporee involontarie, come il movimento ritmico o il “foot tapping”, legate al modo in cui il cervello sincronizza ritmo e movimento
reazioni emotive intense, come brividi o senso di elevazione, grazie all’attivazione dei circuiti dopaminergici
un senso di libertà, perché l’improvvisazione rompe schemi prevedibili e stimola la percezione di novità
La scienza del “groove” mostra che lo swing jazz può coinvolgere il sistema nervoso in modo diretto, creando un piacere immediato e quasi istintivo.

Cosa accade nel cervello quando ascoltiamo jazz
Il jazz attiva reti cerebrali complesse, spesso più ampie rispetto ad altri generi musicali:

Attivazione diffusa del cervello, inclusi aree legate a memoria, attenzione, immaginazione e movimento
Riduzione del controllo esecutivo durante l’improvvisazione, che permette una creatività più fluida e spontanea
Coinvolgimento del sistema limbico, responsabile delle emozioni
Stimolazione del sistema dopaminergico, associato a piacere, motivazione e regolazione dell’umore
Questi effetti sono stati osservati sia negli ascoltatori sia nei musicisti, con benefici cognitivi e affettivi che si estendono oltre il momento dell’ascolto.

Jazz, identità e psicologia culturale
Il jazz nasce come forma di espressione e protesta culturale, un linguaggio di libertà e identità. La psicologia culturale evidenzia che:

● la musica jazz può rafforzare il senso di appartenenza
● favorisce l’espressione emotiva autentica
● sostiene la costruzione dell’identità, soprattutto nei giovani e negli artisti
Storicamente, il jazz ha rappresentato una rottura con le regole rigide della musica classica, diventando un simbolo di creatività e autodeterminazione.

Effetti terapeutici e regolazione emotiva
Il jazz può essere utilizzato anche in chiave di benessere psicologico:

● riduzione dello stress grazie ai tempi lenti e alle armonie morbide
miglioramento della concentrazione, soprattutto nei soggetti neurodivergenti, come mostrato da testimonianze sull’uso del jazz per gestire l’ADHD
stimolazione cognitiva, utile per memoria, attenzione e flessibilità mentale
supporto alla regolazione emotiva, grazie alla sua capacità di rispecchiare e trasformare stati interni complessi
Il jazz, con la sua imprevedibilità controllata, aiuta a tollerare l’incertezza e a sviluppare una maggiore elasticità emotiva.

Perché il jazz “fa bene” alla mente
È una musica che invita a stare nel presente, ad ascoltare davvero, a lasciarsi sorprendere. Per questo può diventare un potente strumento di benessere psicologico.


Dott.ssa Chiara Pascone - Psicologa e volontaria Centro Studi Creativamente APS
Dott. Nicolò Caputo - Psicologo, Performance coach e volontario Centro Studi Creativamente APS 










martedì 28 aprile 2026

UNO SGUARDO PSICOLOGICO ALLE GIORNATE MONDIALI DI APRILE parte 1/2

Il 28 aprile si celebra la Giornata Mondiale per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro, istituita dall’ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro) nel 2003. Cogliamo questa occasione per riflettere su quanto l’ambiente lavorativo sia strettamente connesso con il nostro benessere, fisico e psicologico.

Quanto ci influenza l’ambiente lavorativo?
L’ambiente di lavoro influenza profondamente la vita psicologica delle persone: non solo determina come ci si sente durante la giornata, ma modella motivazione, salute mentale, relazioni e persino la qualità della vita fuori dall’ufficio. Le evidenze mostrano che un contesto lavorativo sano sostiene il benessere, mentre ambienti poveri di sicurezza psicologica, sovraccarichi o disorganizzati aumentano stress, ansia e rischio di burnout.

Come l’ambiente di lavoro plasma il benessere psicologico
Il luogo di lavoro non è solo uno spazio fisico: è un ecosistema fatto di relazioni, regole implicite, ritmi, valori e micro-esperienze quotidiane. Questo ecosistema agisce su tre piani:

Fisico - luce, rumore, temperatura, ergonomia e layout influenzano concentrazione, energia e stress. Un ambiente caotico o scomodo riduce performance e aumenta irritabilità.
Organizzativo - carichi di lavoro, chiarezza dei ruoli, autonomia decisionale e stabilità contrattuale incidono sulla percezione di sicurezza e controllo.
Relazionale - qualità della leadership, clima di fiducia, collaborazione e riconoscimento sono tra i fattori più predittivi di benessere e motivazione.

Quando questi tre livelli funzionano in armonia, le persone sperimentano maggiore soddisfazione, creatività e senso di appartenenza. Quando invece sono disfunzionali, emergono stress cronico, conflitti e calo di produttività.

Cosa ci dice la psicologia del lavoro
La psicologia del lavoro evidenzia che:
Un buon ambiente protegge la salute mentale: un contesto equo, inclusivo e ben strutturato riduce il rischio di ansia e depressione.
La qualità dell’ambiente predice la performance: non basta lo stipendio; condizioni fisiche e psicologiche adeguate aumentano motivazione e impegno.
La leadership ha un ruolo chiave: stili di guida empatici e partecipativi migliorano clima e resilienza del gruppo.
Il lavoro occupa un terzo della vita: per questo il suo impatto si estende alla sfera personale, influenzando sonno, relazioni e gestione delle emozioni.

Quando l’ambiente diventa tossico
Un ambiente lavorativo problematico può manifestarsi attraverso:
● sovraccarico costante e mancanza di pause
● scarsa comunicazione o ambiguità nei ruoli
● micro-aggressioni, favoritismi o discriminazioni
● leadership autoritaria o assente
● cultura della reperibilità continua

Questi fattori aumentano il rischio di burnout, assenteismo, conflitti e abbandono del posto di lavoro. Le organizzazioni ne risentono in termini di produttività e costi: ogni anno si perdono miliardi di giornate lavorative a causa di ansia e depressione.

Come costruire un ambiente che sostiene le persone

Le ricerche suggeriscono alcune leve fondamentali:
Spazi fisici curati: luce naturale, aree silenziose, ergonomia e ordine migliorano concentrazione e benessere.
Autonomia e chiarezza: sapere cosa ci si aspetta e poter decidere come svolgere il proprio lavoro aumenta senso di competenza.
Cultura del riconoscimento: feedback costruttivi e apprezzamento autentico rafforzano motivazione e fiducia.
Leadership consapevole: ascolto, trasparenza e coerenza creano sicurezza psicologica.
Equilibrio vita-lavoro: orari sostenibili, flessibilità e rispetto dei confini riducono stress e turnover.

Un ambiente sano non è un “benefit”, ma un fattore strutturale che permette alle persone di funzionare bene e alle organizzazioni di prosperare.

Una prospettiva più ampia
L’ambiente di lavoro è uno dei principali contesti di socializzazione dell’adulto. Influenza identità, autostima, senso di efficacia e qualità delle relazioni. Investire in un clima sano significa investire nella salute collettiva: quando le persone stanno bene, lavorano meglio, collaborano di più e portano questa qualità anche nella loro vita privata.


Dott.ssa Chiara Pascone - Psicologa e volontaria Centro Studi Creativamente APS
Dott. Nicolò Caputo - Psicologo, Performance coach e volontario Centro Studi Creativamente APS 






sabato 25 aprile 2026

OLTRE L'ASSEGNO: BORSE DI STUDIO TRA STORIA E INNOVAZIONE FORMATIVA

Nel panorama educativo contemporaneo, la Borsa di Studio #impararedivertendosi del Centro Studi Creativamente APS - ETS rappresenta uno strumento sempre più rilevante non solo in termini di sostegno economico, ma anche come leva capace di incidere sui percorsi di crescita individuale e collettiva. Tradizionalmente le borse di studio sono associatate all’idea di aiuto finanziario destinato a studenti meritevoli o in condizioni di bisogno, #impararediverdentosi ha invece un ruolo più complesso, configurandosi come un vero e proprio dispositivo educativo.

Per comprendere la misura di borsa di studio moderna, dobbiamo guardare alle sue radici. 
Storicamente, il finanziamento agli studi nasce sotto forma di mecenatismo e filantropia. Nel Medioevo e nel Rinascimento, le prime forme di supporto erano atti di liberalità dei sovrani o della Chiesa: il "donatore" sceglieva il giovane promettente per garantirsi la lealtà di futuri funzionari o chierici. In questa fase, la borsa è un privilegio concesso.
Con l'avvento dello Stato moderno e, in particolare, con le Costituzioni del XX secolo, avviene il salto metodologico: la borsa di studio diventa un investimento collettivo. L'accento si sposta dal donatore al beneficiario e al suo potenziale contributo alla comunità. La borsa smette di essere un regalo e diventa uno strumento per rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, come sancito dalla nostra Costituzione.

Possiamo distinguere diverse tipologie di borse di studio, che riflettono modelli educativi e visioni differenti:
  • borse discrezionali o erogative, basate su una logica prevalentemente assistenziale o premiale, rispondono a un’esigenza di sostegno generico
  • borse di merito. Esse si fondano su criteri oggettivi e misurabili, quali risultati scolastici, performance accademiche o altri indicatori di eccellenza. Questo modello valorizza l’impegno, ma rischia di ridurre la complessità dei percorsi educativi a una dimensione prevalentemente prestazionale
  • borse di studio di tipo formativo o educativo, si stanno affermando con crescente rilevanza. 
Un esempio concreto dell'ultima tipologia è la Borsa di studio #impararedivertendosi, che il Centro Studi Creativamente APS -ETS, ormai da 3 anni, eroga a studenti e studentesse degli istituti del territorio, che dimostrano voglia di mettersi in gioco e sperimentarsi in un contesto reale. 
In questo caso, non ci si limita a un’erogazione economica né a un semplice riconoscimento del merito, ma si inserisce all’interno di un percorso strutturato che prevede attività, accompagnamento e momenti di apprendimento. La dimensione economica diventa così uno degli elementi di un progetto più ampio, orientato allo sviluppo integrale della persona, che mira a incidere in profondità sui percorsi di crescita, ponendo al centro l’esperienza e l’apprendimento. Le borse formative si caratterizzano infatti per l’attenzione al processo, per la valorizzazione della partecipazione attiva, per l’integrazione di esperienze quali laboratori, tutoraggio e pratiche collaborative, che stimolano la riflessione critica. In questo senso, esse risultano particolarmente efficaci nel promuovere competenze trasversali, senso di responsabilità e appartenenza a una comunità.
In una prospettiva metodologica, la borsa di studio può dunque essere interpretata come un elemento strategico all’interno delle politiche educative e dei progetti formativi, un vero e proprio motore capace di attivare processi di crescita e trasformazione. In particolare, le esperienze che integrano dimensione economica e progettazione educativa appaiono tra le più promettenti, in quanto capaci di coniugare equità, valorizzazione delle potenzialità individuali e costruzione di comunità.

PER DARE CONTINUITA' AL PROGETTO BORSE DI STUDIO #impararedivertendosi ABBIAMO BISOGNO DEL TUO AIUTO

dona il tuo 5x1000 al Centro Studi Creativamente – ETS
Inserisci il codice fiscale 02148070184 
nella sezione “Sostegno degli enti del Terzo Settore” della dichiarazione dei redditi

sabato 4 aprile 2026

TIMBRINI HOMEMADE

In attesa della primavera e delle giornate passate all'aria aperta, vi diamo qualche suggerimento per tenere occupati i vostri bambini nei momenti di noia, per evitare che si attacchino allo schermo della tv o ai videogiochi e chissà...magari anche voi adulti potrete divertirvi un po' con loro, si sa che i lavoretti manuali aiutano a liberare la mente e scaricare lo stress.

TIMBRINI HOMEMADE

Occorrente: sedano, fogli, tempere, e fantasia

Semplicemente utilizzate i singoli gambi di sedano come pennelli con una particolare punta a mezzaluna, perfetta per fare tante squame colorate al nostro pesciolino…
Oppure inventate nuovi divertenti animaletti!


Occorrente: sedano, spago, fogli, tempere, pennelli e fantasia 

Prendete alcuni gambi di sedano (almeno 4 o 5) e legateli con un pezzetto di spago per tenerli insieme, intingete nella tempera e stampate…fiori, fiori grandi, fiori piccoli, in base alla fantasia e al numero di gambi che si legano insieme.
Potrete poi completare i fiori aggiungendo dei dettagli, come steli e foglie

Questi lavoretti sono facilmente adattabili anche ai bimbi più piccoli, proponendo loro di sperimentare queste tecniche di pittura in modo libero, come in una sorta di scarabocchio, senza pensare alla composizione di un disegno…si divertiranno comunque un sacco!

Ora cambiamo ortaggio...

Occorrente: patate, coltellino, fogli, tempere, pennelli e aiuto di un adulto per l’intaglio 
Le patate serviranno da stampino, quindi prima di iniziare pensate a come intagliarle, utilizzando un coltellino, per ottenere poi una trama o una greca sul foglio. Fate attenzione perché si tratta di un operazione delicata!
Ottenuto l’intaglio desiderato coloratene la superficie con le tempere e stampate.

Se non vi sentite sicuri nel cimentarvi nell’intaglio limitatevi a tagliare la patata a metà! Potrete decorare lo stampo, una volta asciutta la tempera, direttamente sul foglio utilizzando i pennarelli o incollandoci materiali di riciclo quali cotone, pezzetti di stoffa, giornale, brillantini o quello che più vi piace…verranno benissimo lo stesso!

Potreste utilizzare questa tecnica per realizzare insieme ai bambini, le decorazioni per Pasqua. 
E’ vero, è un po’ presto, ma noi ci portiamo avanti!

E ora…mettetevi all’opera e mostrateci i vostri capolavori!

giovedì 2 aprile 2026

BISCOTTI PASQUALI

Pronti per mettere le mani in pasta? Divertimento da leccarsi i baffi!


INGREDIENTI
150 g di farina
1 cucchiaino di lievito in polvere
15 g di cacao in polvere
50 g di zucchero di canna
65 g di burro freddo a cubetti
45 g di miele liquido
2-3 cucchiaini d’acqua 


PROCEDIMENTO
Scaldare il forno a 180°C.
Impastate la farina, il lievito in polvere, il cacao, lo zucchero, il burro e il miele e amalgamateli fino a ottenere un impasto sabbioso. 
Aggiungete l’acqua e impastate fino a ottenere una palla omogenea.
Trasferite la pasta sulla spianatoia leggermente infarinata e stendetela con il mattarello a uno spessore di circa 5 mm.    
Ritagliate i biscotti con gli appositi stampini (o appoggiando un modello precedentemente disegnato sulla carta forno sulla pasta dei biscotti e ritagliandoli con la rotella). 
Disponeteli poi sulla teglia ricoperta da carta forno. 
Cuocete nel forno caldo per 25 minuti e lasciateli raffreddare prima di decorarli.

DECORAZIONE
cioccolato bianco tritato, riccioli di cioccolato bicolore, granella di mandorle, granella di nocciole, mirtilli rossi essiccati

Sciogliete il cioccolato bianco a bagnomaria  o nel microonde.
Spennellate il cioccolato fuso su un lato dei biscotti e cospargeteli di frutta secca e riccioli di cioccolato. Se preferite create un motivo decorativo a vostro piacere.
Lasciate raffreddare e indurire il cioccolato prima di servire i biscotti. 

Potete conservarli in un vaso a chiusura ermetica al riparo dalla luce per circa 2 settimane oppure confezionarli in bustine trasparenti e infiocchettarli come più vi piace e trasformarli in un originale idea regalo per Pasqua.


mercoledì 1 aprile 2026

UN LABIRINTO PER IMPARARE DIVERTENDOSI

In un solo gioco, una palestra che allena l’ingegno (costruire il gioco), la capacità di creare delle sequenze logiche, le abilità motorie, l’equilibrio e la coordinazione.


COSA SERVE

rotoli di carta igienica o da cucina vuoti

una scatola di cartone bassa e larga 
(ad esempio quella delle scarpe o contenitori che i supermercati scartano)

forbici, colla (tipo vinilica), pennarello

una pallina leggera 
(che è possibile costruire appallottolando della carta d'alluminio)


COME FARE
1. Tagliate i rotoli in pezzi lunghi circa 5 cm

2. Una volta ottenuti 10 pezzi (o anche di più se volete complicare il gioco), posizionateli a caso nella scatola. Fate attenzione a lasciare abbastanza spazio tra l’uno e l’altro, in modo che la pallina possa passare tra i vari pezzi senza incastrarsi

3. Ottenuta la configurazione che vi piace incollate ogni pezzo e lasciate asciugare bene la colla (ci vorrà un’oretta di pazienza!)

4. Con un pennarello scrivete i numeri 1-10 (o in base a quanti pezzi avete messo) in ordine casuale.

5. Iniziate a giocare cercando di far rotolare la pallina nei piccoli tunnel nel corretto ordine

Al posto dei numeri potete scrivere le lettere dell’alfabeto, i giorni della settimana, i mesi, le parole di uno scioglilingua o di una canzoncina o quello che volete.

PRONTI....VIA...


venerdì 27 marzo 2026

FARE ASSOCIAZIONISMO creativamente

Chi dice che fare associazionismo è una perdita di tempo? 
Qualcuno è ancora convinto che si possano raggiungere degli obiettivi da solo?

Far parte di un’Associazione vuol dire mettersi costantemente in gioco, parlare con la gente, condividere la mission del proprio gruppo di lavoro.
Vuol dire andare per le scuole, nelle piazze e “metterci la faccia” con l'entusiasmo di diffondere informazioni su cosa facciamo per raggiungere sia chi già ci conosce, ma soprattutto chi ancora non ha provato a partecipare alle nostre attività.
Vuol dire avere voglia di fare: realizzare progetti innovativi, supportare idee di giovani, sostenere attività già esistenti di partner
PROGETTAZIONE
LABORATORI
CORSI
CONFERENZE
COMUNICATI STAMPA
ANIMAZIONE
ATTIVITA’ IN PIAZZA
PRESENTAZIONI NELLE SCUOLE

Vuol dire essere felicemente e allegramente al servizio della propria comunità di appartenenza, ovvero i vari servizi devono soddisfare.
Tutto questo non viene dal nulla… non ci si sveglia una mattina dicendo “vado a fare laboratorio con i bambini”: serve preparazione, serve spirito di squadra e organizzazione. Serve, alle spalle, un gruppo di condivisione formato da persone che portano avanti “il carro di Creativamente”.
Servono soci e collaboratori attivi. Questa è Associazione.

Come? ..... chiedendo di entrare a far parte compila il modulo o manda una mail creativamente.pv@gmail.com.

Contiamo sul vostro supporto...
Perchè Creativamente sei anche tu!

mercoledì 25 marzo 2026

SINGOLARITA’ SCOMPOSTE IN DIALOGO: DIRITTI, EDUCAZIONE E CREATIVITÀ

Sabato 21 marzo, presso Fondazione Roncalli a Vigevano, si è tenuta l’iniziativa 
SINGOLARITA’ SCOMPOSTE IN DIALOGO: 
tante voci, tante storie, tante prospettive che insieme tessono i diritti dell’infanzia. 
L’evento, organizzato da Centro Studi Creativamente APS e Mama Yovò ODV, ha visto la partecipazione anche di volontari di Vigevano Prabis ODV, Oltremare ODV, Fondazione Roncalli ETS– Area Formazione.
Tale iniziativa si inserisce nel programma del Festival dei Diritti 2025-2026, promosso da CSV Lombardia Sud e dedicato quest’anno al tema “Umanità Plurale”, un invito a rimettere al centro la dignità di ogni persona e a valorizzare educazione, inclusione e rispetto in un contesto sociale sempre più complesso. Un programma, quello del Festival dei Diritti, che proseguirà fino al 29 marzo, visionabile al link 
Il pomeriggio si è aperto con un momento di confronto sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza – dal diritto all’istruzione al tempo libero, dalla salute ai diritti digitali, con un’interessante riflessione interattiva sull’uso attuale dell’intelligenza artificiale. I partecipanti, tramite accesso con QR code hanno potuto rispondere in tempo reale ad alcune domande sull’uso dell’AI da parte di bambini e bambine e confrontare le loro risposte con i dati di ricerca. Da essi sono emersi spunti di riflessione e consigli pratici peri genitori.
A seguire bambini e adulti hanno potuto prendere parte ad alcune attività laboratoriali, ideate dagli organizzatori, con l’obiettivo di sperimentare e riflettere su come la diversità possa diventare inclusione nel mondo contemporaneo.

Con Mama Yovò, due attività per esplorare la percezione sensoriale senza l’uso della vista, per trasformare un limite apparente in uno stimolo per sviluppare nuove modalità di percezione.
I volontari di Vigevano Prabis ODV, davanti ad una carta geografica del mondo, hanno invitato i partecipanti a “mettersi in viaggio” alla scoperta dei luoghi da cui provengono tante storie e culture diverse. L’obiettivo è stimolare curiosità, consapevolezza e rispetto
Oltremare, con l’aiuto dei suoi mediatori linguistici, ha proposto un laboratorio multilinguistico dedicato alle lingue del mondo. Hanno invitato i partecipanti a giocare e sperimentare con parole e suoni di lingue diverse, perché anche il linguaggio può diventare uno strumento per costruire dialogo e inclusione.
Ed infine, l’istituto che ci ha ospitato, Fondazione Roncalli ETS che, con i suoi studenti del corso di Animazione turistico – sportiva, ha messo in scena uno spettacolo di burattini, narrando e animando la storia di Pinco, uno strano animaletto, simile e diverso al contempo a tutti gli altri animali. Una storia per educare all'inclusione, alla comprensione dell'altro e alla comunicazione.

Durante l’evento è inoltre stato possibile visitare la mostra dei lavori realizzati dai bambini e dalle bambine del laboratorio “Falegnami in erba” della Scuola Primaria Regina Margherita, promossa dal Centro Studi Creativamente. Laboratorio che si è tenuto proprio all’interno della scuola, in cui un’aula è stata per 3 giorni (dal 17 al 19 marzo), trasformata in un vero e proprio laboratorio di falegnameria a misura di bambino, per poter sperimentare progettazione, manualità e collaborazione, trasformando idee e materiali in piccoli manufatti. Il vero obiettivo, però, è stato educazione civica e inclusività poiché lavorando insieme e condividendo gli strumenti i bambini hanno riflettuto sui temi di cooperazione, collaborazione e valore del rispetto delle regole, in linea con Agenda 2030.
Il Socio di Centro Studi Creativamente, Referente del Progetto Ing. Francesco Zanardi , insieme alle maestre hanno coinvolto le classi seconde, terze e quarte, per un totale di circa 150 bambini, per ogni classe è stata svolta una lezione dedicata di due ore e mezza con il falegname conduttore esperto.

E alla fine del pomeriggio focaccia per tutti i partecipanti e tutti volontari che hanno creduto in questa iniziativa. 
Attività come questa esistono e prendono forma solo grazie alla capacità di costruire connessioni e reti tra associazioni, volontari, scuole e realtà del territorio che mettono a disposizione spazi, competenze ed energie. Questo lavoro condiviso rappresenta concretamente lo spirito dell’Obiettivo 17 dell’Agenda 2030, dedicato alle partnership per lo sviluppo sostenibile: collaborare significa creare opportunità educative e sociali più solide e durature per la nostra comunità.

Se qualcuno di voi ha partecipato all’evento e non ha ancora lasciato le proprie impressioni e valutazione, compilando il modulo di feedback, potrà ritrovarlo cliccando il seguente link: 
FOTO e altro sui nostri canali social FB e IG

FALEGNAMI IN ERBA! ... una esperienza educativa perchè?

"Falegnami in erba!" è un progetto nato dall'idea dell' Ing. Francesco Zanardi, Socio di Centro Studi Creativamente. Coinvolgendo le maestre della Scuola Primaria Regina Margherita e facendosi supportare da un falegname esperto, ha dato vita a questo laboratorio di falegnameria a misura di bambino. I bambini e le bambine delle classi seconde, terze e quarte hanno potuto sperimentare progettazione, manualità e collaborazione, trasformando idee e materiali in piccoli manufatti. Il tutto utilizzando veri attrezzi, messi in sicurezza e ad altezza bambino.
Il laboratorio Falegnami in erba! non è solo un’attività manuale: è un’esperienza educativa che aiuta i bambini a sviluppare abilità importanti per la vita, come la collaborazione, la pazienza e il rispetto
Imparare insieme
Lavorare in gruppo insegna a collaborare, ad ascoltare gli altri e a dare una mano quando serve. Ogni bambino ha un ruolo: c’è chi misura, chi tiene fermo il legno, chi aiuta un compagno. Così si impara a fidarsi, a rispettare le regole e a sentirsi parte di una squadra.

Imparare a essere cittadini
Ogni gesto — misurare, aspettare il proprio turno, aiutare — diventa una piccola lezione di educazione civica. I bambini capiscono che per costruire qualcosa di bello servono impegno, rispetto e collaborazione. E che insieme si può fare molto.

#Impararedivertendosi
Attraverso il gioco e il lavoro di gruppo, i bambini imparano facendo, divertendosi e riflettendo. I bambini imparano meglio quando possono toccare, costruire e sperimentare. Nel laboratorio usano seghetti, martelli e tavolette di legno per creare qualcosa insieme. Questo tipo di apprendimento, chiamato “esperienziale”, aiuta a sviluppare il pensiero, la logica e la capacità di risolvere problemi. Durante il laboratorio, i bambini allenano anche le emozioni: imparano a gestire la frustrazione, a comunicare con gentilezza, a prendersi cura degli strumenti e dei materiali. Queste abilità, chiamate “soft skills”, saranno utili per tutta la vita.

Un progetto che guarda al futuro, 
Il laboratorio è in linea con gli Obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU:
Obiettivo 4: offrire un’istruzione di qualità, che unisca mente e mani
Obiettivo 10: dare pari opportunità a tutti i bambini
Obiettivi 11 e 12: costruire comunità più consapevoli e rispettose dell’ambiente

Falegnami in erba! è un modo concreto e gioioso per imparare a vivere insieme. Ogni truciolo che vola è un piccolo passo verso una scuola più viva, più inclusiva, più umana.

DIVENTA ANCHE TU PARTE DEL PROGETTO contattati alla mail creativamente.pv@gmail.com e saremo lieti di darti tutte le informazioni.


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lunedì 23 marzo 2026

UNO SGUARDO PSICOLOGICO ALLE GIORNATE MONDIALI DI MARZO parte 2/2

Il 23 marzo si celebra la Giornata Mondiale della Meteorologia. Non vi parleremo di cambiamenti climatici, bensì di cambiamenti psicofisici.

Esiste davvero la meteoropatia?
In sintesi: sì, esiste una sensibilità ai cambiamenti meteorologici che può influenzare umore, energia e benessere psicofisico, anche se non tutti la sperimentano allo stesso modo. Le ricerche mostrano che alcune persone sono più vulnerabili a variazioni di temperatura, pressione, umidità e luce, e che questi fattori possono attivare risposte neurovegetative e affettive misurabili.

Che cos’è la meteoropatia
La meteoropatia viene descritta come una sindrome di sintomi psicofisici che emergono quando il tempo cambia in modo graduale o improvviso. Parliamo di variazioni dell’umore, irritabilità, stanchezza, difficoltà di concentrazione, mal di testa, dolori articolari o un senso generale di “instabilità interna”.

Questa sensibilità non è un capriccio: ha radici antiche (Ippocrate già ne parlava) e oggi è riconosciuta come un fenomeno reale, anche se non sempre classificabile come disturbo clinico.

Cosa dice la psicologia
La psicologia contemporanea considera la meteoropatia come un’interazione tra:

Fattori biologici - il sistema neurovegetativo reagisce ai cambiamenti di pressione, luce e temperatura.
Fattori emotivi e temperamentali - alcuni temperamenti affettivi rendono più sensibili alle variazioni climatiche.
Fattori cognitivi - l’attenzione selettiva al meteo può amplificare la percezione dei sintomi.
● Fattori ambientali e sociali - routine, esposizione alla luce, attività fisica e qualità del sonno modulano la risposta.

In alcune persone, soprattutto donne di mezza età, la sensibilità è più marcata.

Meteoropatia o disturbo affettivo stagionale?
È utile distinguere:

Meteoropatia “comune”: oscillazioni dell’umore e del benessere legate ai cambiamenti del tempo.
Disturbo affettivo stagionale (SAD): una vera e propria psicopatologia riconosciuta dal DSM-5, con sintomi depressivi ricorrenti in specifiche stagioni (spesso l’inverno).

La meteoropatia non è automaticamente un disturbo, ma può essere un indicatore di una maggiore vulnerabilità emotiva ai fattori ambientali.

Perché alcune persone ne soffrono di più
Le ricerche suggeriscono che la sensibilità al meteo può dipendere da:

Regolazione della serotonina influenzata dalla luce.
Variazioni della pressione barometrica che incidono sul sistema nervoso autonomo.
Temperamenti affettivi specifici, come quello ciclotimico o ansioso.
Storia personale di stress o burnout, che rende il corpo più reattivo agli stimoli esterni.
Stili di vita indoor, con poca esposizione alla luce naturale.

Come si può gestire
Non si tratta di “curare” qualcosa di patologico, ma di regolare meglio il proprio equilibrio psicofisico:

● aumentare l’esposizione alla luce naturale, soprattutto al mattino
● mantenere routine regolari di sonno e movimento
● usare tecniche di autoregolazione (respirazione, grounding, stretching)
● monitorare i propri pattern per capire quali condizioni climatiche impattano di più
● lavorare su flessibilità emotiva e consapevolezza corporea

Se i sintomi diventano intensi o ricorrenti, è utile parlarne con un professionista della salute mentale per distinguere tra meteoropatia e disturbi dell’umore.

Una lettura psicologica più ampia
La meteoropatia ci ricorda che siamo organismi sensibili, non entità separate dall’ambiente. Il corpo registra variazioni minime e le traduce in stati emotivi. In questo senso, la meteoropatia non è solo un fenomeno da “subire”, ma un’occasione per osservare come il nostro equilibrio interno risponde al mondo esterno.


Dott.ssa Chiara Pascone - Psicologa e volontaria Centro Studi Creativamente APS
Dott. Nicolò Caputo - Psicologo, Performance coach e volontario Centro Studi Creativamente APS 


venerdì 20 marzo 2026

UNO SGUARDO PSICOLOGICO ALLE GIORNATE MONDIALI DI MARZO parte 1/2

Il 20 marzo si celebra la giornata internazionale della felicità, istituita dall'Assemblea generale dell'ONU, il 28 giugno 2012.

Cos’è davvero la felicità?
La felicità è spesso immaginata come un traguardo: un punto d’arrivo in cui tutto è stabile, sereno, risolto. Questa rappresentazione, però, non trova riscontro né nella ricerca psicologica né nell’esperienza umana. La felicità non è un oggetto da conquistare, ma un’esperienza dinamica, che cambia nel corso della vita e che assume forme diverse a seconda delle persone, dei contesti e dei momenti.

Comprendere cosa sia davvero la felicità significa quindi spostare lo sguardo: non più “come posso essere felice sempre?”, ma “quali condizioni favoriscono un senso di benessere autentico e sostenibile?”.

La felicità come costruzione culturale
Prima di definirla, è utile riconoscere che la nostra idea di felicità è influenzata da modelli culturali e sociali. Nelle società occidentali contemporanee, la felicità viene spesso associata a:

● benessere costante;
● assenza di emozioni negative;
● successo personale e produttività;
● confronto sociale e performance emotiva.

Questa narrazione crea aspettative irrealistiche e può generare frustrazione, senso di inadeguatezza e pressione a “sentirsi bene” a tutti i costi. La psicologia invita invece a considerare la felicità come un’esperienza più sfumata, meno performativa e più radicata nella complessità della vita reale.

Le tre dimensioni della felicità: un modello integrato
La ricerca psicologica propone una visione multilivello della felicità, utile sia per il pubblico generale sia per i professionisti.

● Benessere edonico - riguarda il piacere, la soddisfazione, le emozioni positive. È importante, ma fisiologicamente instabile: il nostro sistema emotivo è progettato per oscillare.
Benessere eudaimonico - include il senso di significato, la coerenza con i propri valori, la percezione di crescita personale. Non sempre “fa stare bene”, ma contribuisce profondamente alla qualità della vita.
Benessere relazionale - si riferisce alla qualità dei legami, al sentirsi riconosciuti, al senso di appartenenza. È uno dei predittori più solidi di benessere duraturo.

Queste dimensioni mostrano che la felicità non è un’emozione, ma un equilibrio dinamico tra piacere, senso e connessione.

Il ruolo delle emozioni negative: parte integrante della felicità
Una comprensione matura della felicità include anche le emozioni spiacevoli. Tristezza, rabbia, paura o frustrazione non sono errori del sistema, ma segnali che orientano i nostri bisogni e i nostri valori.

● aiutano a riconoscere ciò che conta;
● favoriscono l’apprendimento e l’adattamento;
● danno profondità alle emozioni positive.

La felicità non coincide con l’assenza di dolore, ma con la capacità di integrare l’intera gamma delle esperienze emotive.

La felicità come processo: un approccio sostenibile
Molti modelli psicologici contemporanei convergono su una visione processuale della felicità:

● è un insieme di pratiche quotidiane, non un risultato finale;
● richiede flessibilità psicologica, non perfezione emotiva;
● si costruisce attraverso relazioni significative, cura di sé, consapevolezza e impegno verso ciò che conta.

In questa prospettiva, la felicità è un movimento, non una destinazione. È fatta di momenti, di connessioni, di scelte coerenti con i propri valori, di pause e ripartenze.

Una definizione possibile
La felicità può essere descritta come la capacità di vivere una vita dotata di senso, in cui emozioni positive e negative trovano spazio, e in cui le relazioni e i valori personali guidano le scelte quotidiane. Non è uno stato permanente, ma un’esperienza che emerge e si trasforma nel tempo.

Questa visione permette di liberarsi dall’ideale irrealistico della felicità perfetta e di accedere a un benessere più autentico, umano e sostenibile. 


Dott.ssa Chiara Pascone - Psicologa e volontaria Centro Studi Creativamente APS
Dott. Nicolò Caputo - Psicologo, Performance coach e volontario Centro Studi Creativamente APS 

mercoledì 4 marzo 2026

TESTA D'UOVO CAPELLONA

Un modo simpatico per dare il benvenuto alla primavera...giorno dopo giorno i bambini si renderanno conto della magia della vita e dell’importanza di prendersene cura.

COSA SERVE

Un uovo

Cotone o terra per riempire il guscio 

Lenticchie 

Acqua

Pennarelli per disegnare la faccina


Aiutate il bambino a svuotare l’uovo, è un’operazione un po’ complicata, occorre molta delicatezza: fate un buco della dimensione di una moneta oppure rompete la parte superiore dell’uovo con un cucchiaio.

Svuotate il contenuto dell’uovo, sciacquatelo per bene e lasciate asciugare.

Da questo punto in poi il bambino può diventare autonomo. 
Decorate l’uovo disegnando col pennarello una faccina buffa (eventualmente si possono utilizzare gli occhietti già pronti da incollare).

Con delicatezza riempite il fondo del guscio d’uovo con del cotone o della terra e aggiungete uno strato di lenticchie.

Umidificate abbondantemente con dell’acqua e sistematelo in un posto tiepido.

Perché l'uovo stia in piedi, potete appoggiarlo in un vasetto, in un porta-uovo o su un tappo di plastica.

Ogni giorno ricordatevi di innaffiare le lenticchie (il divertimento sta soprattutto qui): usando come innaffiatoio un contenitore con poche gocce d'acqua, o uno spruzzino il bimbo potrà svolgere l'operazione da solo, senza rischiare di provocare un'inondazione!

Entro pochi giorni, con gioia e sorpresa, spunteranno le prime piantine e sembrerà che all'omino siano cresciuti i capelli!!!

sabato 28 febbraio 2026

L’ARTE DIVENTA RACCONTO: LE GIORNATE MONDIALI VISTE DAGLI ARTISTI 3/3 febbraio '26

Eccoci giunti all'ultima puntata di febbraio con i nostri racconti artistici per celebrare le Giornate Mondiali del mese.

Il 28 febbraio si celebra la Giornata Internazionale delle Malattie Rare.

Occasione per accendere i riflettori su condizioni spesso poco conosciute e su chi convive quotidianamente con esse. Anche in questo caso, l’arte può diventare uno spazio di racconto e di consapevolezza, capace di dare forma a esperienze intime e complesse.

In questo contesto, il lavoro di Paul Klee offre una testimonianza particolarmente significativa. L’artista svizzero-tedesco, tra le figure più importanti dell’arte del Novecento, fu colpito negli ultimi anni della sua vita da sclerodermia, una malattia rara e progressiva che compromette il sistema connettivo, limitando i movimenti e causando un profondo indebolimento fisico.

La malattia influenzò in modo evidente sia la sua vita quotidiana sia la sua produzione artistica. A partire dalla diagnosi, il linguaggio visivo di Klee subisce una trasformazione: le forme diventano più essenziali, i segni più marcati e controllati, i colori spesso più cupi. Lontano dall’essere un segno di declino creativo, questo cambiamento testimonia la straordinaria capacità dell’artista di adattare il proprio linguaggio alle nuove condizioni del corpo, trasformando la sofferenza in una nuova possibilità espressiva.

Attraverso le opere degli ultimi anni, Klee continua a sperimentare e a interrogarsi sul senso dell’esistenza, del tempo e della fragilità umana. In occasione della Giornata Internazionale delle Malattie Rare, la sua esperienza ci invita a riflettere non solo sull’impatto della malattia, ma anche sulla forza della creatività come strumento di resistenza, consapevolezza e trasformazione.



Attraverso queste storie, l’arte si rivela come uno spazio di ascolto, di memoria e di consapevolezza. Gli artisti che abbiamo incontrato ci mostrano come esperienze difficili quali la malattia, il dolore, la diversità, l’ingiustizia, possano diventare occasioni di riflessione e di dialogo. Raccontare queste Giornate Mondiali attraverso l’arte significa ricordare che dietro ogni tema ci sono persone, corpi, vissuti e voci che meritano di essere ascoltate.

mercoledì 18 febbraio 2026

L’ARTE DIVENTA RACCONTO: LE GIORNATE MONDIALI VISTE DAGLI ARTISTI 2/3 febbraio '26

Il 18 febbraio ricorre la Giornata Mondiale della Sindrome di Asperger.

Un’occasione per riflettere sul concetto di neurodivergenza e su come, nel corso della storia, molte figure creative abbiano mostrato tratti oggi associabili allo spettro autistico. Naturalmente non è possibile formulare diagnosi retrospettive, ma alcuni comportamenti e caratteristiche emersi da fonti storiche e biografiche hanno portato studiosi e ricercatori a interrogarsi su questo aspetto.

Michelangelo è stato senza dubbio un artista straordinario, autore di capolavori che hanno segnato in modo indelebile la storia dell’arte.

Allo stesso tempo, viene descritto come un personaggio enigmatico e complesso. Le sue opere sembrano nascere da una visione profondamente personale: Michelangelo affermava di “vedere” le figure già presenti nella pietra e di limitarsi a liberarle, lavorando con un rigore estremo e una dedizione quasi ossessiva, senza concedersi riposo finché l’opera non fosse completata. Le testimonianze dell’epoca raccontano di una persona riservata, che preferiva lavorare in solitudine e che aveva rapporti spesso difficili con colleghi e committenti. Le sue lettere rivelano un certo distacco emotivo e una forte sensibilità alle critiche, che potevano renderlo irritabile e profondamente turbato.



Anche Leonardo da Vinci è spesso citato in queste riflessioni. La sua curiosità inesauribile e la capacità di concentrarsi in modo profondo e prolungato su singoli argomenti lo portarono a esplorare ambiti diversissimi, dall’arte alla scienza, dall’ingegneria all’anatomia. Leonardo mostrava un approccio analitico e sistematico alla realtà, accompagnato da una spiccata tendenza all’isolamento e da difficoltà nel portare a termine alcune opere, spesso abbandonate per inseguire nuove ossessioni intellettuali. I suoi codici restituiscono l’immagine di una mente straordinariamente strutturata, capace di osservare il mondo in modo radicalmente diverso e profondamente originale.


Anche nel caso di Vincent van Gogh, alcuni studiosi hanno ipotizzato la presenza di tratti neurodivergenti. La sua vita fu segnata da una profonda solitudine e da un’intensità emotiva fuori dal comune, che si riflette nella sua produzione artistica. Van Gogh viveva l’arte come una necessità vitale, lavorando in modo compulsivo e totalizzante. Le sue lettere al fratello Theo rivelano una grande difficoltà nelle relazioni sociali, ma anche una capacità straordinaria di percepire il colore, la luce e la natura in maniera amplificata, trasformando il disagio e l’isolamento in una forma di espressione artistica potentissima.

Questi esempi non vogliono offrire etichette o semplificazioni, ma aprire uno spazio di riflessione sul valore della neurodiversità, ricordando come modi diversi di percepire e interpretare il mondo abbiano contribuito in modo fondamentale alla storia dell’arte e della creatività umana.


Il 20 febbraio si celebra la Giornata Mondiale della Giustizia Sociale.

A partire dalla fine degli anni Sessanta, l’arte ha assunto sempre più una funzione sociale, diventando uno strumento capace di riflettere la società nelle sue contraddizioni, nelle sue ingiustizie e nelle sue speranze. Questo ruolo attivo dell’arte nella società contemporanea viene definito artivismo, una pratica in cui espressione artistica e impegno politico e sociale si intrecciano.

Uno degli artisti simbolo di questo movimento è Ai Weiwei, noto per il suo impegno politico e sociale e per la sua opposizione al regime politico cinese, che sfida con la sua arte sollevando temi come la mancanza di libertà di espressione e la violazione dei diritti umani. Fin dall’inizio della sua carriera la sua arte mostra una ribellione contro le norme sociali e politiche cinesi. L’artista utilizza spesso materiali comuni e ricorre alla tradizione artistica cinese per esplorare diversi temi universali, con un’attenzione particolare ai diritti umani, alla corruzione politica e alle conseguenze della globalizzazione. 

Nel 2006 Ai Weiwei apre un blog nel quale condivide le sue opinioni, riflessioni e critiche sulla politica cinese. Il blog viene chiuso dal governo cinese nel 2009,ma l’artista continua ad utilizzare i social e altre piattaforme online per promuovere le sue idee e opinioni fino a quando, nel 2011, viene arrestato dal governo cinese con l’accusa di evasione fiscale. Viene rilasciato dopo 81 giorni di detenzione, ma con pesanti restrizioni alla sua libertà personale e una sorveglianza costante.

Da questa sua esperienza nasce la sua opera “S.A.C.R.E.D.” (Supper, Accusers, Cleansing, Ritual, Entropy, Doubt) che offre una riflessione sulla sua esperienza di detenzione. L’opera si compone di sei installazioni, ognuna di esse è costituita da una scatola che contiene una ricostruzione in scala della cella in cui Ai Weiwei era rinchiuso e rappresenta un momento diverso della giornata in prigione, dall’alba al tramonto. All’interno di ogni cella compaiono figure dell’artista e delle guardie che inscenano momenti quotidiani e drammatici della sua detenzione. Queste scene offrono uno sguardo senza filtro sulla sua esperienza di detenzione e sulla violazione dei diritti umani.