mercoledì 25 marzo 2026

SINGOLARITA’ SCOMPOSTE IN DIALOGO: DIRITTI, EDUCAZIONE E CREATIVITÀ

Sabato 21 marzo, presso Fondazione Roncalli a Vigevano, si è tenuta l’iniziativa 
SINGOLARITA’ SCOMPOSTE IN DIALOGO: 
tante voci, tante storie, tante prospettive che insieme tessono i diritti dell’infanzia. 
L’evento, organizzato da Centro Studi Creativamente APS e Mama Yovò ODV, ha visto la partecipazione anche di volontari di Vigevano Prabis ODV, Oltremare ODV, Fondazione Roncalli ETS– Area Formazione.
Tale iniziativa si inserisce nel programma del Festival dei Diritti 2025-2026, promosso da CSV Lombardia Sud e dedicato quest’anno al tema “Umanità Plurale”, un invito a rimettere al centro la dignità di ogni persona e a valorizzare educazione, inclusione e rispetto in un contesto sociale sempre più complesso. Un programma, quello del Festival dei Diritti, che proseguirà fino al 29 marzo, visionabile al link 
Il pomeriggio si è aperto con un momento di confronto sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza – dal diritto all’istruzione al tempo libero, dalla salute ai diritti digitali, con un’interessante riflessione interattiva sull’uso attuale dell’intelligenza artificiale. I partecipanti, tramite accesso con QR code hanno potuto rispondere in tempo reale ad alcune domande sull’uso dell’AI da parte di bambini e bambine e confrontare le loro risposte con i dati di ricerca. Da essi sono emersi spunti di riflessione e consigli pratici peri genitori.
A seguire bambini e adulti hanno potuto prendere parte ad alcune attività laboratoriali, ideate dagli organizzatori, con l’obiettivo di sperimentare e riflettere su come la diversità possa diventare inclusione nel mondo contemporaneo.

Con Mama Yovò, due attività per esplorare la percezione sensoriale senza l’uso della vista, per trasformare un limite apparente in uno stimolo per sviluppare nuove modalità di percezione.
I volontari di Vigevano Prabis ODV, davanti ad una carta geografica del mondo, hanno invitato i partecipanti a “mettersi in viaggio” alla scoperta dei luoghi da cui provengono tante storie e culture diverse. L’obiettivo è stimolare curiosità, consapevolezza e rispetto
Oltremare, con l’aiuto dei suoi mediatori linguistici, ha proposto un laboratorio multilinguistico dedicato alle lingue del mondo. Hanno invitato i partecipanti a giocare e sperimentare con parole e suoni di lingue diverse, perché anche il linguaggio può diventare uno strumento per costruire dialogo e inclusione.
Ed infine, l’istituto che ci ha ospitato, Fondazione Roncalli ETS che, con i suoi studenti del corso di Animazione turistico – sportiva, ha messo in scena uno spettacolo di burattini, narrando e animando la storia di Pinco, uno strano animaletto, simile e diverso al contempo a tutti gli altri animali. Una storia per educare all'inclusione, alla comprensione dell'altro e alla comunicazione.

Durante l’evento è inoltre stato possibile visitare la mostra dei lavori realizzati dai bambini e dalle bambine del laboratorio “Falegnami in erba” della Scuola Primaria Regina Margherita, promossa dal Centro Studi Creativamente. Laboratorio che si è tenuto proprio all’interno della scuola, in cui un’aula è stata per 3 giorni (dal 17 al 19 marzo), trasformata in un vero e proprio laboratorio di falegnameria a misura di bambino, per poter sperimentare progettazione, manualità e collaborazione, trasformando idee e materiali in piccoli manufatti. Il vero obiettivo, però, è stato educazione civica e inclusività poiché lavorando insieme e condividendo gli strumenti i bambini hanno riflettuto sui temi di cooperazione, collaborazione e valore del rispetto delle regole, in linea con Agenda 2030.
Il Socio di Centro Studi Creativamente, Referente del Progetto Ing. Francesco Zanardi , insieme alle maestre hanno coinvolto le classi seconde, terze e quarte, per un totale di circa 150 bambini, per ogni classe è stata svolta una lezione dedicata di due ore e mezza con il falegname conduttore esperto.

E alla fine del pomeriggio focaccia per tutti i partecipanti e tutti volontari che hanno creduto in questa iniziativa. 
Attività come questa esistono e prendono forma solo grazie alla capacità di costruire connessioni e reti tra associazioni, volontari, scuole e realtà del territorio che mettono a disposizione spazi, competenze ed energie. Questo lavoro condiviso rappresenta concretamente lo spirito dell’Obiettivo 17 dell’Agenda 2030, dedicato alle partnership per lo sviluppo sostenibile: collaborare significa creare opportunità educative e sociali più solide e durature per la nostra comunità.

Se qualcuno di voi ha partecipato all’evento e non ha ancora lasciato le proprie impressioni e valutazione, compilando il modulo di feedback, potrà ritrovarlo cliccando il seguente link: 
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FALEGNAMI IN ERBA!

"Falegnami in erba!" è un progetto nato dall'idea dell' Ing. Francesco Zanardi, Socio di Centro Studi Creativamente. Coinvolgendo le maestre della Scuola Primaria Regina Margherita e facendosi supportare da un falegname esperto, ha dato vita a questo laboratorio di falegnameria a misura di bambino. I bambini e le bambine delle classi seconde, terze e quarte hanno potuto sperimentare progettazione, manualità e collaborazione, trasformando idee e materiali in piccoli manufatti. Il tutto utilizzando veri attrezzi, messi in sicurezza e ad altezza bambino.
Il laboratorio Falegnami in erba! non è solo un’attività manuale: è un’esperienza educativa che aiuta i bambini a sviluppare abilità importanti per la vita, come la collaborazione, la pazienza e il rispetto
Imparare insieme
Lavorare in gruppo insegna a collaborare, ad ascoltare gli altri e a dare una mano quando serve. Ogni bambino ha un ruolo: c’è chi misura, chi tiene fermo il legno, chi aiuta un compagno. Così si impara a fidarsi, a rispettare le regole e a sentirsi parte di una squadra.

Imparare a essere cittadini
Ogni gesto — misurare, aspettare il proprio turno, aiutare — diventa una piccola lezione di educazione civica. I bambini capiscono che per costruire qualcosa di bello servono impegno, rispetto e collaborazione. E che insieme si può fare molto.

#Impararedivertendosi
Attraverso il gioco e il lavoro di gruppo, i bambini imparano facendo, divertendosi e riflettendo. I bambini imparano meglio quando possono toccare, costruire e sperimentare. Nel laboratorio usano seghetti, martelli e tavolette di legno per creare qualcosa insieme. Questo tipo di apprendimento, chiamato “esperienziale”, aiuta a sviluppare il pensiero, la logica e la capacità di risolvere problemi. Durante il laboratorio, i bambini allenano anche le emozioni: imparano a gestire la frustrazione, a comunicare con gentilezza, a prendersi cura degli strumenti e dei materiali. Queste abilità, chiamate “soft skills”, saranno utili per tutta la vita.

Un progetto che guarda al futuro, 
Il laboratorio è in linea con gli Obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU:
Obiettivo 4: offrire un’istruzione di qualità, che unisca mente e mani
Obiettivo 10: dare pari opportunità a tutti i bambini
Obiettivi 11 e 12: costruire comunità più consapevoli e rispettose dell’ambiente

Falegnami in erba! è un modo concreto e gioioso per imparare a vivere insieme. Ogni truciolo che vola è un piccolo passo verso una scuola più viva, più inclusiva, più umana.

DIVENTA ANCHE TU PARTE DEL PROGETTO contattati alla mail creativamente.pv@gmail.com e saremo lieti di darti tutte le informazioni.

lunedì 23 marzo 2026

UNO SGUARDO PSICOLOGICO ALLE GIORNATE MONDIALI DI MARZO parte 2/2

Il 23 marzo si celebra la Giornata Mondiale della Meteorologia. Non vi parleremo di cambiamenti climatici, bensì di cambiamenti psicofisici.

Esiste davvero la meteoropatia?
In sintesi: sì, esiste una sensibilità ai cambiamenti meteorologici che può influenzare umore, energia e benessere psicofisico, anche se non tutti la sperimentano allo stesso modo. Le ricerche mostrano che alcune persone sono più vulnerabili a variazioni di temperatura, pressione, umidità e luce, e che questi fattori possono attivare risposte neurovegetative e affettive misurabili.

Che cos’è la meteoropatia
La meteoropatia viene descritta come una sindrome di sintomi psicofisici che emergono quando il tempo cambia in modo graduale o improvviso. Parliamo di variazioni dell’umore, irritabilità, stanchezza, difficoltà di concentrazione, mal di testa, dolori articolari o un senso generale di “instabilità interna”.

Questa sensibilità non è un capriccio: ha radici antiche (Ippocrate già ne parlava) e oggi è riconosciuta come un fenomeno reale, anche se non sempre classificabile come disturbo clinico.

Cosa dice la psicologia
La psicologia contemporanea considera la meteoropatia come un’interazione tra:

Fattori biologici - il sistema neurovegetativo reagisce ai cambiamenti di pressione, luce e temperatura.
Fattori emotivi e temperamentali - alcuni temperamenti affettivi rendono più sensibili alle variazioni climatiche.
Fattori cognitivi - l’attenzione selettiva al meteo può amplificare la percezione dei sintomi.
● Fattori ambientali e sociali - routine, esposizione alla luce, attività fisica e qualità del sonno modulano la risposta.

In alcune persone, soprattutto donne di mezza età, la sensibilità è più marcata.

Meteoropatia o disturbo affettivo stagionale?
È utile distinguere:

Meteoropatia “comune”: oscillazioni dell’umore e del benessere legate ai cambiamenti del tempo.
Disturbo affettivo stagionale (SAD): una vera e propria psicopatologia riconosciuta dal DSM-5, con sintomi depressivi ricorrenti in specifiche stagioni (spesso l’inverno).

La meteoropatia non è automaticamente un disturbo, ma può essere un indicatore di una maggiore vulnerabilità emotiva ai fattori ambientali.

Perché alcune persone ne soffrono di più
Le ricerche suggeriscono che la sensibilità al meteo può dipendere da:

Regolazione della serotonina influenzata dalla luce.
Variazioni della pressione barometrica che incidono sul sistema nervoso autonomo.
Temperamenti affettivi specifici, come quello ciclotimico o ansioso.
Storia personale di stress o burnout, che rende il corpo più reattivo agli stimoli esterni.
Stili di vita indoor, con poca esposizione alla luce naturale.

Come si può gestire
Non si tratta di “curare” qualcosa di patologico, ma di regolare meglio il proprio equilibrio psicofisico:

● aumentare l’esposizione alla luce naturale, soprattutto al mattino
● mantenere routine regolari di sonno e movimento
● usare tecniche di autoregolazione (respirazione, grounding, stretching)
● monitorare i propri pattern per capire quali condizioni climatiche impattano di più
● lavorare su flessibilità emotiva e consapevolezza corporea

Se i sintomi diventano intensi o ricorrenti, è utile parlarne con un professionista della salute mentale per distinguere tra meteoropatia e disturbi dell’umore.

Una lettura psicologica più ampia
La meteoropatia ci ricorda che siamo organismi sensibili, non entità separate dall’ambiente. Il corpo registra variazioni minime e le traduce in stati emotivi. In questo senso, la meteoropatia non è solo un fenomeno da “subire”, ma un’occasione per osservare come il nostro equilibrio interno risponde al mondo esterno.


Dott.ssa Chiara Pascone - Psicologa e volontaria Centro Studi Creativamente APS
Dott. Nicolò Caputo - Psicologo, Performance coach e volontario Centro Studi Creativamente APS 


venerdì 20 marzo 2026

UNO SGUARDO PSICOLOGICO ALLE GIORNATE MONDIALI DI MARZO parte 1/2

Il 20 marzo si celebra la giornata internazionale della felicità, istituita dall'Assemblea generale dell'ONU, il 28 giugno 2012.

Cos’è davvero la felicità?
La felicità è spesso immaginata come un traguardo: un punto d’arrivo in cui tutto è stabile, sereno, risolto. Questa rappresentazione, però, non trova riscontro né nella ricerca psicologica né nell’esperienza umana. La felicità non è un oggetto da conquistare, ma un’esperienza dinamica, che cambia nel corso della vita e che assume forme diverse a seconda delle persone, dei contesti e dei momenti.

Comprendere cosa sia davvero la felicità significa quindi spostare lo sguardo: non più “come posso essere felice sempre?”, ma “quali condizioni favoriscono un senso di benessere autentico e sostenibile?”.

La felicità come costruzione culturale
Prima di definirla, è utile riconoscere che la nostra idea di felicità è influenzata da modelli culturali e sociali. Nelle società occidentali contemporanee, la felicità viene spesso associata a:

● benessere costante;
● assenza di emozioni negative;
● successo personale e produttività;
● confronto sociale e performance emotiva.

Questa narrazione crea aspettative irrealistiche e può generare frustrazione, senso di inadeguatezza e pressione a “sentirsi bene” a tutti i costi. La psicologia invita invece a considerare la felicità come un’esperienza più sfumata, meno performativa e più radicata nella complessità della vita reale.

Le tre dimensioni della felicità: un modello integrato
La ricerca psicologica propone una visione multilivello della felicità, utile sia per il pubblico generale sia per i professionisti.

● Benessere edonico - riguarda il piacere, la soddisfazione, le emozioni positive. È importante, ma fisiologicamente instabile: il nostro sistema emotivo è progettato per oscillare.
Benessere eudaimonico - include il senso di significato, la coerenza con i propri valori, la percezione di crescita personale. Non sempre “fa stare bene”, ma contribuisce profondamente alla qualità della vita.
Benessere relazionale - si riferisce alla qualità dei legami, al sentirsi riconosciuti, al senso di appartenenza. È uno dei predittori più solidi di benessere duraturo.

Queste dimensioni mostrano che la felicità non è un’emozione, ma un equilibrio dinamico tra piacere, senso e connessione.

Il ruolo delle emozioni negative: parte integrante della felicità
Una comprensione matura della felicità include anche le emozioni spiacevoli. Tristezza, rabbia, paura o frustrazione non sono errori del sistema, ma segnali che orientano i nostri bisogni e i nostri valori.

● aiutano a riconoscere ciò che conta;
● favoriscono l’apprendimento e l’adattamento;
● danno profondità alle emozioni positive.

La felicità non coincide con l’assenza di dolore, ma con la capacità di integrare l’intera gamma delle esperienze emotive.

La felicità come processo: un approccio sostenibile
Molti modelli psicologici contemporanei convergono su una visione processuale della felicità:

● è un insieme di pratiche quotidiane, non un risultato finale;
● richiede flessibilità psicologica, non perfezione emotiva;
● si costruisce attraverso relazioni significative, cura di sé, consapevolezza e impegno verso ciò che conta.

In questa prospettiva, la felicità è un movimento, non una destinazione. È fatta di momenti, di connessioni, di scelte coerenti con i propri valori, di pause e ripartenze.

Una definizione possibile
La felicità può essere descritta come la capacità di vivere una vita dotata di senso, in cui emozioni positive e negative trovano spazio, e in cui le relazioni e i valori personali guidano le scelte quotidiane. Non è uno stato permanente, ma un’esperienza che emerge e si trasforma nel tempo.

Questa visione permette di liberarsi dall’ideale irrealistico della felicità perfetta e di accedere a un benessere più autentico, umano e sostenibile. 


Dott.ssa Chiara Pascone - Psicologa e volontaria Centro Studi Creativamente APS
Dott. Nicolò Caputo - Psicologo, Performance coach e volontario Centro Studi Creativamente APS