Questo mese vogliamo raccontare alcune Giornate Mondiali attraverso le storie e il lavoro di diversi artisti, provando a offrire una lettura nuova di queste ricorrenze. L’arte infatti, non è solo qualcosa da osservare nei musei: è anche uno strumento per parlare di esperienze umane, di fragilità, di diritti e di memoria. Il nostro obiettivo è ampliare i punti di vista e imparare qualcosa di nuovo che possa arricchirci, sia a livello personale che culturale.
La prima giornata mondiale che affrontiamo si è celebrata il 4 febbraio, la Giornata Mondiale per la lotta contro il cancro.
Per celebrare questa giornata abbiamo scelto di parlare del lavoro dell’artista Hannah Wilke, che ha trasformato la sua esperienza personale di malattia in una riflessione profonda e coraggiosa sul corpo, sulla fragilità e sulla dignità.
Fin dai primi anni Settanta, il lavoro della Wilke si è confrontato con il rapporto tra personale e universale, partendo da questa riflessione:
“Se le donne non sono riuscite a fare arte «universale» dato che siamo intrappolate nel «personale», perché non universalizzare il «personale» e farne il soggetto della nostra arte?”
Da questa posizione nasce una ricerca artistica che pone al centro il corpo dell’artista, dando vita a lavori intensi, spesso di forte impatto e di denuncia sociale.
Il suo ultimo progetto è la serie Intra-Venus, in cui racconta il cambiamento del suo corpo segnato dal cancro e dalle cure. Queste opere sono un atto di testimonianza e resistenza: un modo per rendere visibile ciò che spesso viene nascosto, e per rivendicare il diritto di esistere, mostrarsi e raccontarsi anche nella malattia.
Attraverso Intra-Venus, l’arte diventa uno strumento per ripensare il modo in cui guardiamo al corpo malato, alla vulnerabilità e alla forza che possono convivere nello stesso spazio. Un punto di partenza per riflettere, in occasione di questa giornata, non solo sulla lotta contro il cancro, ma anche sull’importanza dell’ascolto, della consapevolezza e dell’empatia.
Attraverso il lavoro di Anselm Kiefer vogliamo affrontare il Giorno del ricordo, che si celebra il 10 febbraio.
Kiefer è riconosciuto come uno dei maggiori artisti contemporanei, la sua ricerca artistica si concentra da sempre sui temi della storia, della memoria e dell'identità collettiva. Le sue opere evidenziano il peso del passato, interrogando ciò che è stato rimosso, dimenticato o volutamente taciuto.
Nato in Germania nel 1945, due settimane prima della fine della Seconda Guerra Mondiale, Kiefer appartiene a una generazione cresciuta tra le macerie materiali e morali del conflitto. Questo contesto ha profondamente segnato il suo lavoro, portandolo a confrontarsi in modo diretto e spesso scomodo con la storia della Germania e con l’eredità del nazismo. Attraverso una pratica artistica che unisce pittura, scultura e installazione, Kiefer utilizza materiali grezzi e carichi di significato, come piombo, cenere, terra e paglia, per evocare distruzione, trasformazione e memoria.
Nei suoi lavori, storia e mito si intrecciano: i riferimenti alla tradizione culturale tedesca, alla letteratura, alla filosofia e alla Bibbia diventano strumenti per riflettere sul rapporto tra passato e presente. L’arte di Kiefer invita a un confronto critico con la memoria, sottolineando l’importanza di ricordare come atto di responsabilità collettiva.
In occasione del Giorno del Ricordo, il suo lavoro ci offre uno spazio di riflessione profondo e necessario, ricordandoci come la memoria non sia solo un esercizio del passato, ma un processo attivo che continua a interrogare il nostro presente.
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