venerdì 20 marzo 2026

UNO SGUARDO PSICOLOGICO ALLE GIORNATE MONDIALI DI MARZO parte 1/2

Il 20 marzo si celebra la giornata internazionale della felicità, istituita dall'Assemblea generale dell'ONU, il 28 giugno 2012.

Cos’è davvero la felicità?
La felicità è spesso immaginata come un traguardo: un punto d’arrivo in cui tutto è stabile, sereno, risolto. Questa rappresentazione, però, non trova riscontro né nella ricerca psicologica né nell’esperienza umana. La felicità non è un oggetto da conquistare, ma un’esperienza dinamica, che cambia nel corso della vita e che assume forme diverse a seconda delle persone, dei contesti e dei momenti.

Comprendere cosa sia davvero la felicità significa quindi spostare lo sguardo: non più “come posso essere felice sempre?”, ma “quali condizioni favoriscono un senso di benessere autentico e sostenibile?”.

La felicità come costruzione culturale
Prima di definirla, è utile riconoscere che la nostra idea di felicità è influenzata da modelli culturali e sociali. Nelle società occidentali contemporanee, la felicità viene spesso associata a:

● benessere costante;
● assenza di emozioni negative;
● successo personale e produttività;
● confronto sociale e performance emotiva.

Questa narrazione crea aspettative irrealistiche e può generare frustrazione, senso di inadeguatezza e pressione a “sentirsi bene” a tutti i costi. La psicologia invita invece a considerare la felicità come un’esperienza più sfumata, meno performativa e più radicata nella complessità della vita reale.

Le tre dimensioni della felicità: un modello integrato
La ricerca psicologica propone una visione multilivello della felicità, utile sia per il pubblico generale sia per i professionisti.

● Benessere edonico - riguarda il piacere, la soddisfazione, le emozioni positive. È importante, ma fisiologicamente instabile: il nostro sistema emotivo è progettato per oscillare.
Benessere eudaimonico - include il senso di significato, la coerenza con i propri valori, la percezione di crescita personale. Non sempre “fa stare bene”, ma contribuisce profondamente alla qualità della vita.
Benessere relazionale - si riferisce alla qualità dei legami, al sentirsi riconosciuti, al senso di appartenenza. È uno dei predittori più solidi di benessere duraturo.

Queste dimensioni mostrano che la felicità non è un’emozione, ma un equilibrio dinamico tra piacere, senso e connessione.

Il ruolo delle emozioni negative: parte integrante della felicità
Una comprensione matura della felicità include anche le emozioni spiacevoli. Tristezza, rabbia, paura o frustrazione non sono errori del sistema, ma segnali che orientano i nostri bisogni e i nostri valori.

● aiutano a riconoscere ciò che conta;
● favoriscono l’apprendimento e l’adattamento;
● danno profondità alle emozioni positive.

La felicità non coincide con l’assenza di dolore, ma con la capacità di integrare l’intera gamma delle esperienze emotive.

La felicità come processo: un approccio sostenibile
Molti modelli psicologici contemporanei convergono su una visione processuale della felicità:

● è un insieme di pratiche quotidiane, non un risultato finale;
● richiede flessibilità psicologica, non perfezione emotiva;
● si costruisce attraverso relazioni significative, cura di sé, consapevolezza e impegno verso ciò che conta.

In questa prospettiva, la felicità è un movimento, non una destinazione. È fatta di momenti, di connessioni, di scelte coerenti con i propri valori, di pause e ripartenze.

Una definizione possibile
La felicità può essere descritta come la capacità di vivere una vita dotata di senso, in cui emozioni positive e negative trovano spazio, e in cui le relazioni e i valori personali guidano le scelte quotidiane. Non è uno stato permanente, ma un’esperienza che emerge e si trasforma nel tempo.

Questa visione permette di liberarsi dall’ideale irrealistico della felicità perfetta e di accedere a un benessere più autentico, umano e sostenibile. 


Dott.ssa Chiara Pascone - Psicologa e volontaria Centro Studi Creativamente APS
Dott. Nicolò Caputo - Psicologo, Performance coach e volontario Centro Studi Creativamente APS 

mercoledì 4 marzo 2026

TESTA D'UOVO CAPELLONA

Un modo simpatico per dare il benvenuto alla primavera...giorno dopo giorno i bambini si renderanno conto della magia della vita e dell’importanza di prendersene cura.

COSA SERVE

Un uovo

Cotone o terra per riempire il guscio 

Lenticchie 

Acqua

Pennarelli per disegnare la faccina


Aiutate il bambino a svuotare l’uovo, è un’operazione un po’ complicata, occorre molta delicatezza: fate un buco della dimensione di una moneta oppure rompete la parte superiore dell’uovo con un cucchiaio.

Svuotate il contenuto dell’uovo, sciacquatelo per bene e lasciate asciugare.

Da questo punto in poi il bambino può diventare autonomo. 
Decorate l’uovo disegnando col pennarello una faccina buffa (eventualmente si possono utilizzare gli occhietti già pronti da incollare).

Con delicatezza riempite il fondo del guscio d’uovo con del cotone o della terra e aggiungete uno strato di lenticchie.

Umidificate abbondantemente con dell’acqua e sistematelo in un posto tiepido.

Perché l'uovo stia in piedi, potete appoggiarlo in un vasetto, in un porta-uovo o su un tappo di plastica.

Ogni giorno ricordatevi di innaffiare le lenticchie (il divertimento sta soprattutto qui): usando come innaffiatoio un contenitore con poche gocce d'acqua, o uno spruzzino il bimbo potrà svolgere l'operazione da solo, senza rischiare di provocare un'inondazione!

Entro pochi giorni, con gioia e sorpresa, spunteranno le prime piantine e sembrerà che all'omino siano cresciuti i capelli!!!

sabato 28 febbraio 2026

L’ARTE DIVENTA RACCONTO: LE GIORNATE MONDIALI VISTE DAGLI ARTISTI 3/3 febbraio '26

Eccoci giunti all'ultima puntata di febbraio con i nostri racconti artistici per celebrare le Giornate Mondiali del mese.

Il 28 febbraio si celebra la Giornata Internazionale delle Malattie Rare.

Occasione per accendere i riflettori su condizioni spesso poco conosciute e su chi convive quotidianamente con esse. Anche in questo caso, l’arte può diventare uno spazio di racconto e di consapevolezza, capace di dare forma a esperienze intime e complesse.

In questo contesto, il lavoro di Paul Klee offre una testimonianza particolarmente significativa. L’artista svizzero-tedesco, tra le figure più importanti dell’arte del Novecento, fu colpito negli ultimi anni della sua vita da sclerodermia, una malattia rara e progressiva che compromette il sistema connettivo, limitando i movimenti e causando un profondo indebolimento fisico.

La malattia influenzò in modo evidente sia la sua vita quotidiana sia la sua produzione artistica. A partire dalla diagnosi, il linguaggio visivo di Klee subisce una trasformazione: le forme diventano più essenziali, i segni più marcati e controllati, i colori spesso più cupi. Lontano dall’essere un segno di declino creativo, questo cambiamento testimonia la straordinaria capacità dell’artista di adattare il proprio linguaggio alle nuove condizioni del corpo, trasformando la sofferenza in una nuova possibilità espressiva.

Attraverso le opere degli ultimi anni, Klee continua a sperimentare e a interrogarsi sul senso dell’esistenza, del tempo e della fragilità umana. In occasione della Giornata Internazionale delle Malattie Rare, la sua esperienza ci invita a riflettere non solo sull’impatto della malattia, ma anche sulla forza della creatività come strumento di resistenza, consapevolezza e trasformazione.



Attraverso queste storie, l’arte si rivela come uno spazio di ascolto, di memoria e di consapevolezza. Gli artisti che abbiamo incontrato ci mostrano come esperienze difficili quali la malattia, il dolore, la diversità, l’ingiustizia, possano diventare occasioni di riflessione e di dialogo. Raccontare queste Giornate Mondiali attraverso l’arte significa ricordare che dietro ogni tema ci sono persone, corpi, vissuti e voci che meritano di essere ascoltate.