mercoledì 6 maggio 2026

Sai qual è la cosa più importante? Un pomeriggio di storie, emozioni e condivisione NpL 060526


Mercoledì 6 maggio 2026
abbiamo vissuto insieme qualcosa che è andato oltre una semplice lettura: un momento autentico di incontro, ascolto e scoperta.

Presso la Scuola dell’Infanzia Beata Vergine Addolorata,
il Centro Studi Creativamente, in qualità di Presidio Nati per Leggere, ha dato vita al secondo appuntamento dell’anno della nostra PSICOBIBLIOTECA, inserito all’interno della collaborazione con ASST Pavia, coordinatore del tavolo territoriale sul programma Nati per Leggere del Distretto Lomellino per mandato di Regione Lombardia.

Protagonista dell’incontro è stata la lettura condivisa “Sai qual è la cosa più importante?”, una storia capace di parlare con delicatezza e profondità del valore dell’unicità. Attraverso gli animali protagonisti del racconto, bambini e adulti hanno potuto riconoscere quanto ogni caratteristica, anche quella che a volte sembra un limite, sia in realtà una risorsa preziosa. A rendere ancora più vivo il pomeriggio, lo sketch teatrale curato dagli studenti e dalle studentesse della Fondazione Roncalli – ETS Area formazione, che ha saputo restituire in modo creativo e coinvolgente i temi della storia.

La lettura ad alta voce condivisa, condotta con sensibilità da Nicoletta Giacquinta, bibliotecaria della Biblioteca Ragazzi del Comune di Vigevano, ha accompagnato i presenti in un’esperienza immersiva, fatta di parole, immagini e ascolto condiviso. Il momento di riflessione guidato dalla psicologa e psicoterapeuta Verena Boscolo (Presidente del Centro Studi) ha poi aperto uno spazio di dialogo prezioso, offrendo spunti concreti per parlare di cura, relazioni e identità, anche all’interno della famiglia.

Questo evento si inserisce nel più ampio quadro del programma Nati per Leggere, un progetto nazionale di promozione della lettura in famiglia fin dalla nascita, fondato su solide evidenze scientifiche. Numerosi studi dimostrano infatti che leggere con continuità ai bambini nei primi anni di vita ha effetti positivi sullo sviluppo linguistico, cognitivo, emotivo e relazionale, con benefici che si estendono nel tempo. La lettura condivisa non è solo un’attività educativa, ma un’esperienza affettiva profonda: la voce dell’adulto crea un legame significativo, rafforza la relazione e contribuisce a costruire un ambiente emotivo sicuro e ricco di stimoli. È proprio in questa dimensione di relazione che il bambino sviluppa il piacere per le storie e, più in generale, per la conoscenza .

Non è stato un caso che questo incontro si sia svolto a ridosso della Festa della Mamma: il tema della cura si è intrecciato naturalmente con quello dell’ascolto e della presenza, ricordandoci quanto i momenti condivisi, anche i più semplici, possano lasciare tracce profonde. Eventi come questo ci confermano, ancora una volta, che la lettura è una vera e propria pratica di salute e di relazione, capace di sostenere non solo lo sviluppo dei bambini, ma anche le competenze genitoriali e il benessere delle famiglie .

Grazie a tutti coloro che hanno partecipato e reso questo pomeriggio così significativo. Continuiamo a costruire, insieme, occasioni di crescita, consapevolezza e bellezza condivisa. 📚✨

giovedì 30 aprile 2026

UNO SGUARDO PSICOLOGICO ALLE GIORNATE MONDIALI DI APRILE parte 2/2

Oggi, 30 aprile, si celebra la Giornata Mondiale del Jazz, istituita dalla Conferenza Generale dell’UNESCO nel 2011.

Benessere a ritmo di… Jazz!
La musica jazz esercita un’influenza psicologica profonda perché combina complessità, improvvisazione e ritmo in un modo che coinvolge il cervello su più livelli. Le ricerche mostrano che il jazz può ridurre lo stress, stimolare la creatività e attivare reti cerebrali legate alla spontaneità e alla regolazione emotiva. Alcuni studi evidenziano che il jazz a tempo lento può attivare il sistema parasimpatico, favorendo rilassamento e riduzione dello stress, mentre l’improvvisazione jazzistica è associata a una diminuzione del controllo esecutivo e a un aumento dei processi creativi spontanei, un fenomeno noto come ipofrontalità.

Il jazz come esperienza emotiva e corporea
Il jazz non è solo musica: è un linguaggio emotivo. La sua struttura fatta di tensione e rilascio, swing e sincopi, crea un dialogo continuo tra musicista e ascoltatore. Questo dialogo attiva:

risposte corporee involontarie, come il movimento ritmico o il “foot tapping”, legate al modo in cui il cervello sincronizza ritmo e movimento
reazioni emotive intense, come brividi o senso di elevazione, grazie all’attivazione dei circuiti dopaminergici
un senso di libertà, perché l’improvvisazione rompe schemi prevedibili e stimola la percezione di novità
La scienza del “groove” mostra che lo swing jazz può coinvolgere il sistema nervoso in modo diretto, creando un piacere immediato e quasi istintivo.

Cosa accade nel cervello quando ascoltiamo jazz
Il jazz attiva reti cerebrali complesse, spesso più ampie rispetto ad altri generi musicali:

Attivazione diffusa del cervello, inclusi aree legate a memoria, attenzione, immaginazione e movimento
Riduzione del controllo esecutivo durante l’improvvisazione, che permette una creatività più fluida e spontanea
Coinvolgimento del sistema limbico, responsabile delle emozioni
Stimolazione del sistema dopaminergico, associato a piacere, motivazione e regolazione dell’umore
Questi effetti sono stati osservati sia negli ascoltatori sia nei musicisti, con benefici cognitivi e affettivi che si estendono oltre il momento dell’ascolto.

Jazz, identità e psicologia culturale
Il jazz nasce come forma di espressione e protesta culturale, un linguaggio di libertà e identità. La psicologia culturale evidenzia che:

● la musica jazz può rafforzare il senso di appartenenza
● favorisce l’espressione emotiva autentica
● sostiene la costruzione dell’identità, soprattutto nei giovani e negli artisti
Storicamente, il jazz ha rappresentato una rottura con le regole rigide della musica classica, diventando un simbolo di creatività e autodeterminazione.

Effetti terapeutici e regolazione emotiva
Il jazz può essere utilizzato anche in chiave di benessere psicologico:

● riduzione dello stress grazie ai tempi lenti e alle armonie morbide
miglioramento della concentrazione, soprattutto nei soggetti neurodivergenti, come mostrato da testimonianze sull’uso del jazz per gestire l’ADHD
stimolazione cognitiva, utile per memoria, attenzione e flessibilità mentale
supporto alla regolazione emotiva, grazie alla sua capacità di rispecchiare e trasformare stati interni complessi
Il jazz, con la sua imprevedibilità controllata, aiuta a tollerare l’incertezza e a sviluppare una maggiore elasticità emotiva.

Perché il jazz “fa bene” alla mente
È una musica che invita a stare nel presente, ad ascoltare davvero, a lasciarsi sorprendere. Per questo può diventare un potente strumento di benessere psicologico.


Dott.ssa Chiara Pascone - Psicologa e volontaria Centro Studi Creativamente APS
Dott. Nicolò Caputo - Psicologo, Performance coach e volontario Centro Studi Creativamente APS 










martedì 28 aprile 2026

UNO SGUARDO PSICOLOGICO ALLE GIORNATE MONDIALI DI APRILE parte 1/2

Il 28 aprile si celebra la Giornata Mondiale per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro, istituita dall’ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro) nel 2003. Cogliamo questa occasione per riflettere su quanto l’ambiente lavorativo sia strettamente connesso con il nostro benessere, fisico e psicologico.

Quanto ci influenza l’ambiente lavorativo?
L’ambiente di lavoro influenza profondamente la vita psicologica delle persone: non solo determina come ci si sente durante la giornata, ma modella motivazione, salute mentale, relazioni e persino la qualità della vita fuori dall’ufficio. Le evidenze mostrano che un contesto lavorativo sano sostiene il benessere, mentre ambienti poveri di sicurezza psicologica, sovraccarichi o disorganizzati aumentano stress, ansia e rischio di burnout.

Come l’ambiente di lavoro plasma il benessere psicologico
Il luogo di lavoro non è solo uno spazio fisico: è un ecosistema fatto di relazioni, regole implicite, ritmi, valori e micro-esperienze quotidiane. Questo ecosistema agisce su tre piani:

Fisico - luce, rumore, temperatura, ergonomia e layout influenzano concentrazione, energia e stress. Un ambiente caotico o scomodo riduce performance e aumenta irritabilità.
Organizzativo - carichi di lavoro, chiarezza dei ruoli, autonomia decisionale e stabilità contrattuale incidono sulla percezione di sicurezza e controllo.
Relazionale - qualità della leadership, clima di fiducia, collaborazione e riconoscimento sono tra i fattori più predittivi di benessere e motivazione.

Quando questi tre livelli funzionano in armonia, le persone sperimentano maggiore soddisfazione, creatività e senso di appartenenza. Quando invece sono disfunzionali, emergono stress cronico, conflitti e calo di produttività.

Cosa ci dice la psicologia del lavoro
La psicologia del lavoro evidenzia che:
Un buon ambiente protegge la salute mentale: un contesto equo, inclusivo e ben strutturato riduce il rischio di ansia e depressione.
La qualità dell’ambiente predice la performance: non basta lo stipendio; condizioni fisiche e psicologiche adeguate aumentano motivazione e impegno.
La leadership ha un ruolo chiave: stili di guida empatici e partecipativi migliorano clima e resilienza del gruppo.
Il lavoro occupa un terzo della vita: per questo il suo impatto si estende alla sfera personale, influenzando sonno, relazioni e gestione delle emozioni.

Quando l’ambiente diventa tossico
Un ambiente lavorativo problematico può manifestarsi attraverso:
● sovraccarico costante e mancanza di pause
● scarsa comunicazione o ambiguità nei ruoli
● micro-aggressioni, favoritismi o discriminazioni
● leadership autoritaria o assente
● cultura della reperibilità continua

Questi fattori aumentano il rischio di burnout, assenteismo, conflitti e abbandono del posto di lavoro. Le organizzazioni ne risentono in termini di produttività e costi: ogni anno si perdono miliardi di giornate lavorative a causa di ansia e depressione.

Come costruire un ambiente che sostiene le persone

Le ricerche suggeriscono alcune leve fondamentali:
Spazi fisici curati: luce naturale, aree silenziose, ergonomia e ordine migliorano concentrazione e benessere.
Autonomia e chiarezza: sapere cosa ci si aspetta e poter decidere come svolgere il proprio lavoro aumenta senso di competenza.
Cultura del riconoscimento: feedback costruttivi e apprezzamento autentico rafforzano motivazione e fiducia.
Leadership consapevole: ascolto, trasparenza e coerenza creano sicurezza psicologica.
Equilibrio vita-lavoro: orari sostenibili, flessibilità e rispetto dei confini riducono stress e turnover.

Un ambiente sano non è un “benefit”, ma un fattore strutturale che permette alle persone di funzionare bene e alle organizzazioni di prosperare.

Una prospettiva più ampia
L’ambiente di lavoro è uno dei principali contesti di socializzazione dell’adulto. Influenza identità, autostima, senso di efficacia e qualità delle relazioni. Investire in un clima sano significa investire nella salute collettiva: quando le persone stanno bene, lavorano meglio, collaborano di più e portano questa qualità anche nella loro vita privata.


Dott.ssa Chiara Pascone - Psicologa e volontaria Centro Studi Creativamente APS
Dott. Nicolò Caputo - Psicologo, Performance coach e volontario Centro Studi Creativamente APS