mercoledì 7 giugno 2017

CYBERBULLISMO



"Atto aggressivo, prevaricante o molesto compiuto tramite strumenti telematici (sms, e-mail, siti web, chat, ecc.)" 

Durante la mia esperienza universitaria, tra i vari argomenti studiati, mi sono particolarmente appassionata alla tematica del bullismo e del cyberbullismo. Credo che il mio interesse per l’argomento sia legato alla sua apparente semplicità, dietro la quale, però, si cela un fenomeno davvero complesso e sfaccettato.
Insomma, per quanto si possa credere di essere preparatissimi sull’argomento, in realtà c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare ed è proprio per questo che pochi giorni fa ho voluto partecipare ad una conferenza sull’uso sicuro, sano, legale e consapevole delle nuove tecnologie, tenuta da Mauro Ozenda, consulente informatico, presso Civico 17 Biblioteca di Mortara.
Negli ultimi quindici/vent’anni anni la crescente evoluzione tecnologica ha permesso a ragazzi sempre più giovani di entrare in contatto con il digitale che, se adoperato in maniera appropriata e consapevole, può risultare utile ed in grado di favorire il processo di conoscenza ed educazione.
Purtroppo, però, nella maggior parte dei casi l’abilità nell’uso di social network e smartphones non è sinonimo di esperienza informatica e la mancanza di criticità durante l’utilizzo dei nuovi media è una delle principali cause di sviluppo del cyberbullismo, fenomeno identificato solo all’inizio dell’anno 2000 grazie ad un insegnante canadese di nome Bill Belsey, il quale ne diede la seguente definizione: "Il cyberbullismo è un atto aggressivo eseguito persistentemente; condotto da un individuo o da un gruppo di individui che usando varie forme di contatto elettronico, ripetuto nel corso del tempo contro una vittima che ha difficoltà a difendersi".
Il bullismo virtuale si differenzia da quello tradizionale per svariati elementi, tra cui la distanza emotiva che il bullo, grazie allo schermo che funge da filtro, riesce a prendere dalla vittima. Quando si parla di bullismo tradizionale si ha a che fare con scontri frontali, verbali o fisici che siano, e, in alcuni casi, trovandosi faccia a faccia con la vittima, il prevaricatore può provare rimorso per le proprie azioni, riuscendo così a contenersi e limitarne i danni.
Nel bullismo online, invece, questo non può accadere, poiché gran parte delle aggressioni virtuali, che talvolta possono anche condurre a drammatici epiloghi, interessano individui che non si sono mai incontrati personalmente e che, addirittura, possono abitare in paesi o regioni diverse.
Una delle particolarità di questo fenomeno e altra differenza con il bullismo tradizionale, riguarda poi il grado di consapevolezza che il bullo ha del proprio ruolo: in questo caso, infatti, può capitare che non ne sia pienamente consapevole. Condividere con i coetanei e divulgare immagini, video e commenti diffamanti, agli adolescenti (e non solo) può apparire un fatto “normale” e addirittura divertente; in realtà, però, queste azioni sono penalmente perseguibili perché contribuiscono a generare un circolo diffamatorio che imbriglia la vittima in un vortice di offese e derisioni che, a differenza di quanto accade con il bullismo tradizionale, proseguono anche fuori dall’orario scolastico, superando le mura domestiche ed infiltrandosi nel privato della vittima.
Il cyberbullismo è una forma di bullismo più grave e subdola, perché non lascia segni o tracce evidenti, come possono essere lividi o cicatrici, ma comporta serie conseguenze psicologiche e relazionali.
Spesso le famiglie, sia quella della vittima che quella dell’aggressore, non si accorgono di ciò che sta accadendo; eppure, nonostante vi siano diversi programmi di intervento, di prevenzione e tutela attivi sul territorio, è proprio nel privato che ognuno di noi può intervenire per contrastare questo fenomeno. Come?  

- "PARLA con i tuoi figli di sicurezza e tecnologia quanto prima e più spesso che puoi, nello stesso modo in cui parli della sicurezza a scuola, in auto, sui mezzi di trasporto pubblici o in ambito sportivo.
- CHIEDI ai tuoi figli quali sono secondo loro le informazioni che è appropriato condividere online e quali è meglio evitare. 
- Parla con loro di come percepiscono la privacy. 
- ACCOMPAGNA i tuoi figli, soprattutto i più piccoli, il più possibile e da subito attraverso l’esperienza di navigazione online, condividendo insegnamenti e impressioni sui contenuti. 
- IMPARA dai tuoi figli. A meno che tu non sia un utente di Internet particolarmente attivo, è probabile che i tuoi figli ne sappiano più di te. È un ottimo modo per capire come si comportano su Internet e per renderli consapevoli di eventuali pericoli. 
- RISPETTA i loro interessi. I ragazzi di oggi sono cresciuti con Internet, cellulari e SMS. Le nuove tecnologie hanno sempre fatto parte della loro vita e rappresentano una importante opportunità per il loro presente e per il loro futuro" (Cyberbullismo, la camera approva la prima legge italiana, Io Donna, 17 maggio 2017).

mercoledì 17 maggio 2017

RISCOPRIRE IL PIACERE DI SCOPRIRE




18 - 21 MAGGIO – Festa dei musei e Giornata internazionale dei musei

È mattina e come ogni giorno impugno l’agenda per consultarla. La pagina di oggi è fitta di impegni, ma prima di ogni cosa il mio sguardo si posa su una piccola nota nel margine che dice: “Giornata internazionale dei musei”.
Mi perdo per un istante nelle migliaia di ricordi che mi balzano in mente e che hanno come protagonisti me, i miei genitori ed i nostri week end all’insegna della scoperta.
Ho sempre amato la storia ed i documentari... penso che, come tante altre cose, questa passione me l’abbia trasmessa papà. Ricordo le interminabili settimane di scuola e quel week end tanto atteso in cui tutti insieme, zaino in spalla e macchina fotografica al collo, si andava girovagando per i musei a vedere quadri, cimeli storici, locomotive, giocattoli, scarpe, mummie o, addirittura, antichissimi strumenti di tortura (un po’ macabro, lo so, ma sicuramente interessante).
Ritorno al presente e la prima cosa che domando a me stessa è perché, crescendo, questa “abitudine” sia andata persa e non, piuttosto, estesa anche agli amici. Decido così di informarmi e capire un po’ di più su questa particolare giornata.
Apprendo innanzitutto che, in realtà, la Festa dei Musei interessa ben quattro giornate, da giovedì a domenica, durante le quali verranno proposte iniziative per tutti i gusti.
Il tema prescelto per il 2017 è: Musei e storie controverse: raccontare l’indicibile nei musei. “I musei sono invitati a presentare collezioni, testimonianze e memorie di episodi tragici o semplicemente controversi e inespressi del passato e del presente, proponendone – attraverso attività di esposizione, interpretazione, discussione, mediazione – la rilettura da più punti di vista e invitando il pubblico a una riflessione critica, scevra da passioni, pregiudizi di parte o preconcetti culturali e ideologici. In tal modo i musei potranno confermare il proprio ruolo di soggetti attivi nella società contemporanea, promotori di conoscenza reciproca e di dialogo tra le culture e le comunità, luoghi di incontro e di pacificazione.
L’obiettivo di questa iniziativa, che interessa i musei di Monza, Milano, Roma e delle maggiori città italiane, è quello di valorizzare il patrimonio culturale ed il sistema museale attraverso eventi e manifestazioni. Un ulteriore incentivo, poi, è rappresentato dal prezzo: il biglietto d’ingresso, infatti, dopo il tramonto avrà un costo simbolico di 1 o 3 euro, tale da permettere a tutti di poter passare una bella serata all’insegna della cultura… e quando dico “tutti”, intendo proprio tutti: grazie all’Associazione Onlus L’abilità, infatti, è ufficialmente partito il progetto Museo per tutti – Accessibilità museale per persone con disabilità intellettive. Grazie a questa iniziativa, finanziata e sostenuta dalla Fondazione De Agostini, verranno costruiti percorsi e strumenti specifici pensati appositamente per persone con disabilità intellettive: “L’accessibilità di un museo e di qualsiasi luogo di cultura non si misura solo dall’assenza delle barriere architettoniche o sensoriali.” – sostiene Carlo Riva, direttore di L’abilità e referente del progetto – “Rimangono spesso poco esplorate le necessità della persona disabile. Come favorire la comprensione e l’esperienza e quindi l’accesso al patrimonio culturale per le persone con deficit intellettivi? ‘Museo per Tutti’ è un vero progetto di inclusione sociale, che rispetta il principio della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità secondo cui è riconosciuto alle persone con disabilità il diritto a prendere parte con gli altri alla vita culturale”.
Beh, detto questo non mi (ci) resta che scegliere la destinazione culturale del prossimo week end!

martedì 2 maggio 2017

(IN)SODDISFAZIONE LAVORATIVA

Mi siedo al PC per scrivere l'articolo della settimana. E' appena passato il 1° maggio, giorno della Festa dei lavoratori. Questa ricorrenza, importante da ricordare nel nostro quotidiano, ha una lunga tradizione ed affonda le sue radici nelle battaglie operaie del lontano 1889, volte soprattutto alla conquista di un diritto ben preciso: l'orario di lavoro quotidiano fissato in otto ore. Oggi, nella maggior parte dei paesi industrializzati questo obiettivo è stato raggiunto e sono state introdotte svariate leggi a tutela dei lavoratori.
Nuove norme e regolarizzazione dell’orario lavorativo, però, non sempre sono sufficienti a garantire il completo benessere sul luogo di lavoro; è impressionante, ad esempio, la quantità di risultati che appare digitando incidenti sul lavoro su un qualunque motore di ricerca: un bollettino di guerra che spesso passa inosservato; notizie che raccontano degli ordinari drammi che interessano il nostro Paese, da Nord a Sud, i diversi settori lavorativi e le svariate fasce d'età. 
Esiste, però, anche una ferita più nascosta, meno visibile di un arto ingessato ma di una gravità tale da rischiare di compromettere l’integrità della persona: il disagio psicologico-lavorativo.
La soddisfazione sul lavoro è strettamente connessa al benessere psicofisico di un individuo; pertanto, la sindrome da disagio psicologico-lavorativo si manifesta in condizioni di un malessere suscitato dalle caratteristiche della attività stessa o delle relazioni interpersonali.
In genere, i sintomi sono di tipo psicosomatici (insonnia, colite, debolezza, ecc.) o ansioso-depressivi (burn out, o esaurimento emotivo;  stress lavorativo, caratterizzato da sovraccarico, monotonia, mancanza di gratificazione, controllo ed eccessive responsabilità, e, ancora, mobbing o abusi psicologici); nei casi più gravi, si può addirittura arrivare a parlare di disturbo da stress post-traumatico.
Dal momento che le conseguenze sulla salute dell’individuo si ripercuotono anche sulle relazioni interpersonali e sulla vita sociale, l’inserimento della figura di uno psicologo sul luogo lavorativo sarebbe necessario.
Lo spazio d’ascolto, che non ha fini terapeutici, comporta infatti vantaggi consistenti sia per il lavoratore, che per l’azienda stessa: il lavoratore, infatti, non resta da solo nel suo disagio e, grazie al sostegno dello psicologo, acquisisce consapevolezza circa l’origine del proprio stress ed apprende alcuni strumenti per imparare a fronteggiarlo.
Questo servizio, inoltre, supporterebbe le aziende in questo periodo di crisi, poiché comporterebbe una consistente riduzione dei costi legati all’assenteismo, al turnover, alla bassa produttività ed agli infortuni: un lavoratore più sereno, infatti, è più attento e meno esposto agli incidenti.
Lo spazio d’ascolto nelle aziende, dunque, è tanto utile quanto sottovalutato ed è un diritto per il quale combattere oggi.

Anche il Centro Studi Creativamente, a modo suo, attiva saltuariamente dei progetti legati al benessere rispetto alle condizioni di lavoro. In particolare, si adopera per sostenere i disoccupati per la redazione del curriculum vitae in una formula accattivante.